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venerdì 23 novembre 2012

Un mese a Natale

Ciao a tutti! 
Il Piceno Nihon Manga è passato ed è stato un successo inaspettato ed ora i ChokoreTomodachi, esausti, si riposano un po', ma rimangono sempre con gli occhi aperti e attenti.
Mancando poco più di un mese a Natale, passano dalla veste kawaii, per indossare quella kawaii natalizia ahahahah ( non è cambiato poi molto) ^_^. 
Presto altre novità grafiche.
Per ora godetevi un piccolo anticipo dalla vostra Chi chan :D.


martedì 6 novembre 2012

L'accademia europea del manga al Piceno Nihon Manga



VI RICORDIAMO CHE, ALL'INTERNO DEL PICENO NIHON MANGA, POTETE ISCRIVERVI AL WORKSHOP, FULL IMMERSION GRATUITO, TENUTO DALL'ACCADEMIA EUROPEA DI MANGA!!! ♥E' necessario inviare una mail a: centrogiovanisbt@comunesbt.it scrivendo nell'oggetto "Workshop Manga PNM3" ed indicando nella mail i seguenti dati personali:


Nome: ....
Cognome: ....

Nato a: ....
Nato il: ....
Residente in Via/Piazza: .....
Città: .....
Provincia: .....
Telefono/Cellulare: .....
E-mail: ....

Non perdete quest'occasione, è la prima accademia in Europa dedicata specificamente allo studio della tecnica manga ed è partner ufficiale della Yoyogi Animation Gakuin, del Tokyo Designer Gakuin (TDG) College e dello Yokohama Design College.

venerdì 21 settembre 2012

Sailor Moon




Oggi tomodachi vi racconterò dell’origine del mio amore per il Giappone e tutti i suoi derivati.
Dedico questo mio ritaglio di scrittura a Sailor Moon.
Qui in Italia era il febbraio del 1995 e per la prima volta sui canali della mediaset fece la sua comparsa Sailor Moon. Fu amore a prima vista.
Iniziai a guradare l’anime da prima in maniera appassionata, ma ancora molto superficiale ( avevo pure sempre 12 anni ^_^) , poi cominciai ad approfondire tutto il mondo che circonada Usagi, la protagonista dell’anime, che per motivi di censura qui in Italia divenne Bunny.
Scoprii che in Giappone le ragazze a scuola indossavno uniformi alla marinaretta, scoprii i bento, scoprii le multicolore sale giochi giapponesi... Non riuscii a rimanere indifferente nè a Usagi nè al suo mondo, che improvvisamente colorò il mio.
Presi a disegnare Sailor Moon tanto, ma talmente tanto, che ora mai saranno ben diciassette anni che la disegno e che mi è rimasta nel cuore. Ma non è solo lei ad essermi rimasta dentro, anche tutti i personaggi della saga di Sailor Moon sono tutti a modo loro fantastici; il galante Mamoru, Ami con la sua intelligenza e timidezza, la matura Rei, la dolce e forte Makoto, la bella e spiritosa Minako, l’impavida Haruka, l’elegante Michiru, l’enigmatica Setsuna, la forza d’animo di Hotaru e per finire la piccola e sensibile ( quanto la madre) Chibiusa.
Guardando l’anime e leggendo il manga non si può non affezionarsi a tutti i personaggi, perfino i cattivi in quest’opera restano comunque simpatici, sdrammatizzando le situazioni più serie, o lasciano un romantico strascico di redenzione che solo Sailor Moon riesce ad estrapolare in loro.
Il manga qui Italia ha fatto la sua comparsa nel giugno del 1995, poco dopo l’apparizione dell’anime in tv, sotto le edizioni Star comics, composto da 49 piccoli volumi. Nella versione giapponese il manga è invece diviso in 18 takuboon e pubblicato dalla casa editrice Kodansha sulla rivista Nakayoshi.
In Giappone la versione originale è Sailor Moon (美少女戦士セーラームーン Bishōjo senshi Sērā Mūn, letteralmente "la bella ragazza guerriera Sailor Moon"), è un popolare anime e manga del genere mahō shōjo creato da Naoko Takeuchi all’inizio degli anni novanta ed esportato in numerosi paesi esteri. La serie prende il nome dalla divisa alla marinaretta, indossata dalle guerriere nella serie ( la sailor fuku) , che è una rielaborazione della divisa scolastica femminile obbligatoria in molte scuole giapponesi.
La serie getta le basi con il manga Codename: Sailor V, del 1991, per poi nascere ufficialmente con il titolo Bishōjo senshi Sailor Moon, lo stesso anno. La vera fama fu però raggiunta con la trasposizione animata, uscita nel 1992 e diventata una fra le più note espressioni della cultura pop giapponese del mondo, nonché uno dei maggiori successi dell'animazione giapponese su scala planetaria degli anni novanta, presso il pubblico infantile, adolescenziale e di giovani adulti appassionati di anime.
La serie anime è composta da cinque serie televisive (per un totale di 200 episodi), tre film cinematografici e diversi special televisivi. Dopo la conclusione della serie animata, Sailor Moon sfociò in una trasposizione teatrale, Sailor Moon musical, e in una serie televisiva live action, Pretty Guardian Sailor Moon. Come ogni altra serie di gran successo, la saga di Sailor Moon ha ispirato e prodotto numerosi articoli da merchandising, dai giocattoli ai videogiochi, dalla cancelleria scolastica fino ai prodotti alimentari.
Nel 2010 la GP Publishing ha pubblicato la ristampa del manga in 12 volumi, più uno di storie speciali, in più sta serializzando anche il manga di Codename: Sailor V. Sempre nel 2010 anche la mediaset ripropose la trasmissione dell’anime dopo la lunga battaglia dei diritti bloccati dalla stessa Naoko Takeuchi.
Questa estate ai festeggiamenti commemorativi del ventenario organizzato al Nikofare di Roppongi, è stato annunciato il progetto di un  nuovo anime per l'estate del 2013.
Che dire, nonostante la nostalgia che ogni tanto Sailor Moon mi procura, per me rivederla è come rincontrare una vecchia amica. Quella che nonostante passino gli anni, lei rimane sempre la stessa e tu anche, è una forma di certezza. D’altronde chi non ha sentito rassicurazione e forza sentendo le parole di Sailor Moon. Sfiderei chiunque a dire di non sentirsi come me quando si ritrova davanti l’immagine di Usagi. Ha volte riesce a darti un coraggio che solo un personaggio del genere può generare, sia in un bambino che in un adulto.
Ora nell’attesa della nuova serie animata, che si vociferia sia molto più simile al manga, sia dal punto di vista del design che della storia, vi lascio a entrambe le sigle, italiana e giapponese, e spero proprio di esultare come non mai quando rivedrò la mia “amica Sailor Moon”.


martedì 4 settembre 2012

Chiho Saitou Sensei


Buon pomeriggio Tomodachi  ^_^
Oggi vi parlo di una delle mie mangaka shojou preferite e che ha influenzato molto il mio stile di disegno negli ultimi dodici anni di apprendimento della tecnica di disegno in stile manga.
Vi parlerò della sensei Chiho Saito.
Chiho Saitō , さいとうちほ, nata a  Tokyo, 29 giugno 1967,debutta nel 1982 con Ken to Madomoaseru ("La spada e la fanciulla" ambientato nella Francia medioevale) pubblicato dalla casa editrice Shogakukan, con cui ancora oggi lavora. Entrerà a far  parte del collettivo di autori noto come Be-Papas, le collaborazioni più conosciute qui in Italia con Be-Papas sono La rivoluzione di Utena e World of the S&M.
Il suo stile è elegante e affascina il lettore, le sue tavole sono veri e propri capolavori, sopratutto le storie ambientate in altre epoche storiche e in costume, la maggior parte nell'Europa medioevale, rinascimentale, barocca o del periodo romantico. 
Chiho Saito nelle sue opere ricrea perfettamente le atmosfere e le situazioni, sia sentimentali che misteriose, di ogni epoca. Ma è ottima anche nelle storie molto più attuali o di fantasia .
A volte nella trama le situazioni tra i vari personaggi sembrano ripetersi, ma Chiho sopperisce a questo piccolo difetto, creando veri e propri colpi di scena che lasciano il lettore sospirante o galvanizzato.
L'anatomia dei suoi personaggi non è perfettissima,( a volte i suo personaggi hanno gambe lunghissime XD) ma riesce a essere bilanciata dalla bellezza dei fisici e dei volti sia maschili che femminili.
Nella mia collezione ho molte sue opere: La Rivoluzione di Utena, Utena apocalisse adolescenziale, Kanon, Kakan no Madonna (La Madonna della Ghirlanda), Cesare Borgia, Valzer in bianco, Valzer delle magnolie, First Girl e World of S & M.
Ma tra tutti i suoi lavori che ho, quelli che preferisco di più sono La madonna della Ghirlanda e Cesare Borgia.
Nel suo modo di disegnare è velato il suo omaggio e influenza dello stile di Ryoko Ikeda (Autrice di Lady Oscar ovvero Versailles no Bara) e anche Utena stessa ricorda molto Oscar François de Jarjayes.
Per finire posso solo dire che sono follemente innamorata di Chiho Saito, mi ha fatto innamorare in ogni sua storia, per me è una delle migliori mangaka shojou e insuperabili.
Vi lascio ora ad alcune immagini delle sue splendide opere.






mercoledì 29 agosto 2012

Ho proprio fame...ho voglia di un o-bento!



Salve a tutti, dopo una lunga assenza (dovuta alla malattia), eccomi qui oggi a parlarvi di qualcosa che sicuramente conoscerete e che avrete visto molto spesso in anime e manga, sopratutto quelli che sono stati trasmessi e stampati a cavallo degli anni 60', 70', 80' e 90'.
Ultimamente ne vedo molti meno nelle nuove pubblicazione di nuova generazione, d'altronde è normale anche in Giappone alcune abitudini posso cambiare, no?
Quello di cui vi parlerò oggi è il bento! :D bentō (お弁当 obentō).
Il bento è un cofanetto di forma rettangolare, ma ne esistono anche di molte altre forme, dove viene sistemato al suo interno del cibo. Solitamente il bento viene consumato a mezzogiorno  (昼ご飯 hirugohan). La scatola è divisa in piccoli scomparti, che possono essere di egual misura oppure di uno scomparto più grande e altri più contenuti. Ma credo che questo dipenda dai gusti e dall'utilizzo che se voglia fare. 
Viene raccolto in della stoffa insieme alle  (箸 hashi), quelle che noi conosciamo come le bacchette, il tutto viene presentato come un piccolo e grazioso sacchettino. Tutto in questo singolare e artistico oggetto viene disposto nella maniera più precisa e armonica possibile. Il cibo al suo interno, l'abbinamento delle hashi, il cibo e la tovaglietta che lo avvolge.
Le scatole bentō sono di vari materiali e dimensioni: possono essere di plastica usa e getta, di legno o metallo. Semplici, stampate, decorate oppure addirittura opere artistiche laccate e fatte a mano. Alcuni hanno uno scompartimento thermos, che contiene riso mantenuto caldo o miso, normalmente utilizzato come bevanda per il pranzo al posto di acqua o tè.
Oggi ne esistono delle più disparate versioni, il più normale e originale bento è composto da riso ed okazu (diverse specialità di pesce, carne, verdure, onigiri, tempura, verdure cotte o marinate, tofu ed altri cibi varianti a seconda della stagione) accompagnati da una tazza di tè verde. 
Tutto disposto in deliziose forme tipicamente giapponesi. 
Ma ultimamente la moda ha sfiorato l'artistico.
Ci sono bento che riproducono personaggi di anime e manga: Hello Kitty, Totoro, piccoli animali graziosi e molto altro, ce ne sono un'infinità e tutti talmente carini da avere pena a mangiarli. Quest'ultimi tipi di bento, molto personalizzati, si chiamano kyaraben (キャラベン, abbreviazione che sta per "bento dei personaggi").
L'estetica del bentō è essenziale: esso viene dato ai bambini per portarli a scuola ed agli adulti in ufficio, ma anche ai picnic ed alle feste ( non so se avete presenti gli hanami, di solito nei pic nic sotto la fioritura degli alberi di ciliegio, i giapponesi sono soliti consumare il pasto con dei bento) . Perciò devono essere comodi, carini e pratici. In Giappone essi assumono anche valenze particolari, sentimentali. Spesso nei manga e negli anime le ragazze portano all'innamorato un bentō preparato a mano da casa, mentre il bentō consegnato al mattino dalla moglie al marito è un tenero modo di far capire che lei tiene a lui. Sebbene sia possibile trovare i bento in moltissimi luoghi in tutto il Giappone (negozi del risparmio, bentō shops (弁当屋 bentō-ya ), stazioni ferroviarie e negozi di quartiere), è ancora comune per le massaie giapponesi spendere molto tempo ed energie per preparare una confezione per il pranzo ben fatta per se stesse, i propri mariti e figli.

martedì 31 luglio 2012

・✿。✿日本のファッション・✿。✿ Nihon no Fashion・✿。✿ Lo yukata

Chi non adora indossare uno yukata? E magari trovarsi nel bel mezzo di un festival estivo giapponese, ovvero il matsuri.Oggi vi parlo dello yukata! 


Lo yukata (浴衣) è una veste simile al kimono con maniche ampie e cuciture piatte, ma realizzato in cotone, lino o canapa anziché in seta, non ha la fodera  per questo motivo è molto più fresco di un kimono tradizionale e viene spesso indossato durante i festival estivi quando il clima giapponese è piuttosto caldo. 
Lo portano sia gli uomini che le donne.
Inizialmente, nel periodo Heian (794-1185) lo yukata ero utilizzato quasi  esclusivamente come una sorta di accappatoio poi durante il periodo Edo iniziarono a portarlo anche i guerrieri, attualmente viene usato nelle località termali, la differenza sta nel fatto che ora viene utilizzato anche in molte occasioni all'aperto al posto del kimono e le locande tradizionali (ryokan) e gli alberghi mettono questi abiti a disposizione dei loro clienti non solo per rilassarsi alle terme ma anche per delle passeggiate in città.
Questa sorta di kimono estivo molto informale si è diffuso anche per la sua praticità infatti viene indossato con meno accessori di un kimono normale: non si deve portare sotto il nagajuban ( ovvero una leggerissima vestaglia con un  taglio simile al kimono) e anche le donne possono usare un obi molto semplice detto hahaba, largo 15 cm e non 30 cm come quasi tutti gli altri obi, inoltre non è necessario usare l'obi-age e l'obijime almeno che non si voglia rendere lo yukata più formale.
C'è una grande varietà di yukata, per le ragazze ne esistono di tonalità molto vivaci sempre molto abbastanza chiari, i colori più diffusi sono il bianco e i vari toni del blu, ma sono molto usate anche le tinte sul rosa, l'arancione e negli ultimi tempi perfino il nero. I disegni sono spesso floreali, con fiori estivi proprio per la stagione in cui viene portato lo yukata, vengono però utilizzati anche disegni che riproducono i movimenti del mare. 
Le fantasie sono spesso dipinte con la tecnica shibori adatta anche alla tintura del cotone. 
Le calzature da usare con lo yukata sono i geta, dei sandali in legno con la punta arrotondata, nel caso delle donne, squadrate invece per gli uomini. 
Solitamente non si usano i tabi, i tradizionali calzini con le dita separate.
Indossare uno yukata non è semplice come può sembrare: bisogna stare attenti e posizionare il lembo sinistro dell'abito sul lato destro, perché il lembo destro avvolge quello sinistro solo nel kimono indossato durante i funerali. Occorre inoltre legare l'obi, con il nodo (musubi) adatto quando si è in pubblico, quando invece si è da soli o alle terme si può usare una cintura più semplice che talvolta è dello stesso tessuto del kimono. Ovviamente come accennato sopra, come calzature solitamente si indossano i geta.